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Un metro pieghevole da carpentiere viene utilizzato come generatore di movimenti. Il performer prende il metro, lo apre in diverse configurazioni e si muove seguendo le linee, gli angoli e le forme che l’oggetto produce. Il metro stabilisce la direzione, l’ampiezza e la geometria di ogni gesto: detta le posizioni al corpo. Il performer si misura fisicamente con l’oggetto, adattando il proprio corpo alle sue articolazioni. Le forme del metro — rette, angoli acuti, zigzag, estensioni — diventano istruzioni di movimento. In una seconda fase il performer si libera dal metro pieghevole e ripete i movimenti senza l’oggetto in mano. La sequenza gestuale resta la stessa, ma il vincolo fisico è assente. Il corpo conserva la memoria delle forme imposte dal metro e le riproduce a vuoto. Il metro compie un passaggio: da oggetto inanimato e rigido diventa il dispositivo che ha generato la coreografia. Il performer passa dall’essere guidato dall’oggetto a portarne la traccia nel corpo, ripetendo posizioni che non sono più sostenute da nulla.
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