Sedici cuscini in memory foam, ciascuno di 50x50 cm e alto 12 cm, sono gli unici oggetti nello spazio. La performer li dispone sul pavimento, li appoggia alla parete, li impila, costruisce configurazioni — poi ci si lascia cadere sopra. Ogni contatto tra il corpo e la superficie lascia un’impronta visibile: mani, piedi, ginocchia, la sagoma del busto o della schiena. La schiuma a memoria di forma trattiene la pressione per pochi secondi, poi rilascia. Le impronte compaiono e scompaiono. Nessuna traccia viene conservata: ogni configurazione precedente viene sostituita dalla successiva senza possibilità di accumulo.
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Dettagli
Ideazione: Carlo Caloro
Luogo: da definire
Performer: da definire
Materiali: sedici cuscini in memory foam (50×50 cm, h 12 cm)
Produzione: artQ13 — Sympatric Areas for Artistic Research
Ciclo:Underload — Ongoing Studies 2025—2026
Concetto
La memoria del materiale è una memoria che fallisce di continuo: una traccia che non sa restare. Non c’è una memoria della mente separata da quella del corpo — ciò che la schiuma registra per pochi secondi è ciò che il corpo stesso ha appena sentito e perduto, una mappa somatica che si scrive e si cancella nello stesso movimento. Resta solo il tentativo continuo del corpo di configurare lo spazio, lasciando segni destinati a svanire.
L’opera è in dialogo speculare con Bind Protocol: due polarità della stessa ricerca su corpo e memoria. Dove Bind Protocol accumula e satura lo spazio fino a congelarlo, Memory Flop dissipa, lascia cadere, cancella ciò che il corpo aveva appena scritto.
La performance si lascia leggere attraverso il pensiero di Jean-Luc Nancy, in particolare Sulla traccia e le sue riflessioni su corpo, limite e distanziamento.
Il corpo come estensione. Per Nancy il corpo non è un’interiorità chiusa, ma pura estensione: «il corpo è l’essere-esposto». I sedici cuscini disposti a terra, appoggiati alla parete o impilati non sono scenografia, ma superficie d’esposizione: il piano su cui il corpo si offre e si misura.
La traccia come passaggio scomparso. Per Nancy la traccia non è una presenza, ma il segno di un passaggio che è già scomparso. Il fatto che le impronte di mani e piedi svaniscano dopo pochi secondi incarna esattamente questa idea: la traccia testimonia una presenza nell’atto stesso di perdersi. Non c’è accumulo, c’è solo il tempo presente che si cancella.
Il limite come luogo di contatto. Il cuscino in memory foam ha un confine plastico ben preciso (50×50×12 cm). Quando la performer vi preme il corpo, deforma quel confine. Per Nancy il limite non è una barriera che separa, ma il luogo in cui due cose si toccano: il corpo e la materia. L’impronta è il punto di contatto in cui il corpo scrive sulla materia e la materia risponde accogliendone il peso.
La figura come contorno dinamico. La figura, nel pensiero di Nancy, non è mai un’immagine fissa, ma un contorno dinamico. Impilando o disponendo i cuscini, la performer crea continuamente nuove configurazioni spaziali, nuove figure. L’interazione fisica lascia una traccia somatica che dura lo spazio di un respiro — il paradosso della memoria corporea: esiste solo finché c’è pressione, finché c’è peso. Appena il corpo si ritrae, la spugna riprende la sua autonomia originaria, dimenticando il passaggio.
Regime
Regime entropico. Il corpo lascia impronte che scompaiono in pochi secondi. Nessuna traccia viene conservata. Ogni configurazione sostituisce la precedente. Qui il filo è l’impronta, e il circuito corre verso la cancellazione.