Fotografia di uno specchio con incisione Ce n’est pas moi. Lo specchio non riflette un corpo, ma soltanto ombre evanescenti di un angolo della stanza. La questione del significato si dissolve nell’astratto: non esiste un io che possa essere riflesso. L’incisione si trasforma in una negazione del sé, suggerendo che l’io possa essere soltanto una proiezione sfuggente alla percezione diretta.
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Dettagli
Artista: Britta Lenk
Codice opera: F 05-2024
Anno: 2024
Fotografia: Mareike Tocha
Produzione: artQ13 — Sympatric Areas for Artistic Research
Ciclo:Underload — Ongoing Studies 2025—2026
Testo
Questa fotografia ritrae uno specchio con l’incisione «Ce n’est pas moi», interrogando così il rapporto tra immagine e identità. A differenza di «Ceci n’est pas une pipe» di Magritte, qui l’attenzione non si concentra su un rapporto lineare tra segno e significato. Nella foto, infatti, manca un soggetto chiaramente riconoscibile: lo specchio non riflette un corpo, ma soltanto ombre evanescenti di un angolo della stanza. La questione del significato si dissolve così nell’astratto, poiché non esiste un «io» che possa essere riflesso. L’incisione si trasforma quindi in una negazione del sé, suggerendo che l’«io» potrebbe essere soltanto una proiezione sfuggente alla percezione diretta.
Attraverso questo raddoppio visivo — la fotografia di uno specchio — l’opera diventa anche una meta-riflessione: l’immagine non mostra semplicemente il riflesso nello specchio, ma si fa essa stessa riflessione sulla natura della rappresentazione. Così, l’opera esplora la fotografia come immagine e lo specchio come simbolo, mettendo in discussione le relazioni tra identità, percezione e rappresentazione.