Installazione performativa per un corpo e un sistema a risposta incerta. Uno o più performer interagiscono con cinque stoffe, ciascuna collegata a un piccolo dispositivo elettronico. Ogni stoffa può, in modo imprevedibile, attivare un segnale acustico in base alla trazione esercitata dal corpo. Il criterio di attivazione non è noto né al performer né al pubblico. In alcune repliche il sistema può restare silente o emettere suoni senza alcuna azione apparente.
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Dettagli
Ideazione: Carlo Caloro
Luogo: da definire
Performer: da definire
Produzione: artQ13 — Sympatric Areas for Artistic Research
Ciclo:Underload — Ongoing Studies 2025—2026
Testo
L’installazione, priva di istruzioni, narrazione o finalizzazione, mette al centro l’esperienza di un corpo che agisce senza garanzie di comprensione o risultato, in un ambiente performativo in cui la relazione tra causa ed effetto è opaca, mobile, talvolta assente.
La società della performance viene sospesa, e con essa il nesso tra azione e sapere. Il performer non sa cosa sta facendo, ma lo fa comunque. Il sapere si costruisce nel gesto, non nella rappresentazione. La performance diventa così scrittura di una relazione con l’ignoto, dove il corpo esplora un sapere che non è né posseduto né trasmissibile.
Blind Triggers è un esperimento installativo in cui l’azione performativa entra in relazione con un sistema che non spiega, non insegna, non risponde in modo coerente. È una riflessione sul rapporto tra corpo, tecnologia e causalità, dove l’opacità della risposta diventa centro dell’esperienza estetica e cognitiva. L’opera non racconta, ma mette in atto un pensiero — quello di una soggettività esposta all’assenza di criteri, di leggi, di ritorno. Una coreografia incerta, ma necessaria.
Regime
Regime opaco. Il segnale acustico emerge senza criterio leggibile. La causa resta nascosta. Il corpo agisce nell’assenza di feedback strutturato.