Cosa succede quando uno spazio riceve identità solo dalle attività che ospita?
Mostra inaugurale di artQ13. Sei artisti accomunati dall’idea di andare alla ricerca di concetti aperti, pensati per essere in continua formazione e trasformazione. Lo spazio viene concepito come un dispositivo, un laboratorio, una sala prove di idee e di cose, che riceve identità di volta in volta dalle attività che ospita.
Testo critico: Fabrizio Pizzuto. Testi di Silvia Bordini, Matthias Erntges, Jens Peter Koerver, Jari Ortwig.
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Inaugurazione
Venerdì 16 Maggio 2014, ore 19:00. Chiusura: 30 giugno 2014. Apertura su appuntamento: info@artq13.com. Luogo: artQ13, Via Nicola Coviello, 15 — 00165 Roma.
Testo di Silvia Bordini
artQ13 è uno spazio indipendente non commerciale nato per sostenere la ricerca e la sperimentazione artistica che aprirà al pubblico venerdì 16 Maggio 2014 con una mostra collettiva denominata 01. Viene presentata la ricerca degli artisti Natalie Bewernitz e Marek Goldowski, Carlo Caloro, Britta Lenk, Simone Pappalardo e Gianni Trovalusci. L’idea comune, ognuno seguendo il proprio modus operandi, è quella di andare alla ricerca di concetti alternativi a quelli offerti dal sapere convenzionale. Opporsi ad un pensiero lineare e riduttivo per cercare una più ampia visione del mondo. Concetti e progetti che configurano una dimensione aperta, pensata per essere continuamente in formazione e in trasformazione. Come un dispositivo, un laboratorio, una sala prove — di idee e di cose — che riceve identità di volta in volta dalle attività di chi lo frequenta. È quanto affiora attraverso alcune domande poste implicitamente dai protagonisti di questa prima mostra. Come si costruisce il contatto tra arte scienza e tecnologia? Cosa è una macchina e cosa è un’opera? Quale rapporto c’è tra attenzione e percezione? I nostri confini temporali coincidono con quelli spaziali? Cos’è il guardare? Chi è l’artista? Chi è lo spettatore?
Testo di Matthias Erntges
Presentare arte oggi senza supporto curatoriale significa in qualche modo presentare arte incompiuta? Un’opera d’arte che fornisce solo informazioni sulla performance individuale e tensione mentale del suo creatore nell’epoca delle reti globali produce un essere incompiuto, che solo attraverso il suo ordinamento tassonomico, le cui leggi classificatorie rimangono nascoste all’artista, possono attivare quelle energie in eccesso che giustificano il suo significato e motivo per essere esposte. Pertanto, non è inusuale vedere oggi spesso il nome del curatore scritto a caratteri cubitali rispetto a quello dell’artista. Il progetto curatoriale, così come lo intendeva Harald Szeemann, va interpretato come il tentativo, di estrapolare quelle tracce di condizioni di vita dalle opere d’arte a lui contemporanee, per attivare energie di resistenza contro il mondano e il triviale. In una certa misura ha praticato una sorta di archeologia contemporanea con l’intenzione, in collaborazione con gli artisti della sua generazione, di lavorare insieme ad un’estensione del concetto di arte e alle sue possibili forme di presentazione.
Testo di Fabrizio Pizzuto
Luogo di confronto che lega un’idea di progetto collettivo ad un’idea di esposizione. Le cose accadono in un luogo e si creano modificandosi nel loro stesso pensarsi. Riscoprire l’utilità della progettualità, del pensiero che dà forza al lavoro, dell’analisi e della sperimentazione. artQ13 si pone come laboratorio per operazioni volte a creare una modalità, apertura verso la sensatezza e la missione di un luogo collettivo. I lavori esposti non esprimono tesi ma suggeriscono campi di analisi sottesi mostrando a loro volta campi di analisi, in un salto doppio della speculazione.